h1

Una posthumana nel backstage di melog

Aprile 7, 2008

Cosa succede la mattina prima dell’on air delle 8 e 35 a Radio 24 nel backstage di Melog? Uno strano mix di tensione routinaria, se mi passate l’ossimoro. Il Nostro, Lucy e Paolo sono in chiara sintonia. Gesti consueti, ascolta, taglia, cuci, troppo lungo, aggiungi questo, cercami quello, ti piace così? Ma ogni gesto ed ogni parola poggia su di un sostrato di urgenza dettata da tempi e modi da rispettare definiti e rigidi. Il prodotto va confezionato in quelle poche ore, tutto converge negli ultimi 10 minuti nei quali si concorda scaletta e successione degli interventi. ‘Fa caldo nello studio’, dice Bit ‘Te lo metto a 12 gradi’. 12 gradi??? Ibernato praticamente, infatti esce ad indossare un giubetto. Telegiornale, pubblicità e partono le little boxes. Un’armonia di gesti a metà fra un direttore d’orchestra ed il linguaggio per sordi coordina Bit dentro l’acquario con Lucy e Paolo fuori. La posthumana cerca di non rompere questo equilibrio godendosi questa insolita mattina. Ne esce ovviamente col trofeo più ambito, la mitica maglietta rossa della passione con dedica autografata. Cosa chiedere di più? Le foto su facebook.

7 commenti

  1. Prendiamo atto delle tue riflessioni…


  2. Che laconico e ‘burocratico’ commento, quasi inquietante Pinovit. E una vola preso atto che succede?


  3. Tu quoque susy… anche tu ammaliata dalla facebook-sirena? Attenta, ‘ché come le sirene facebook incanta, e come la Gorgone trasforma in statue di sale, nell’inquietante fissità dell’eterna sincronia della rete, dove non si deposita la polvere del tempo e dove, come in un brutto romanzo, si è sempre e solo uguali al se stessi di ora, ad una foto, ad un filmato, ad un frammento di testo captato da Google e rimasto, lui solo, a rappresentarti astoricamente nella tua interezza per una casuale combinatoria di bits.
    E’ sufficiente? ;)


  4. Cosa c’è di più umano (senza h e senza post) del desiderio dell’immortalità? Ora che il digitale, metafora dell’eterno, prende il sopravvento sull’analogico, simbolo del “panta rei”, non vogliamo approfittarne? Del resto anche il tuo velato “memento mori” l’hai affidato ad una sequenza di bit…


  5. Il mio sogno d’immortalità non è l’ibernazione dell’istante, è il mutamento continuo. Il panta rei è la condizione essenziale della vita. Anche gli animali impagliati sono immortali. Io voglio che la mia immortalità sia attraversata dalla storia, che veda scorrere il mutamento, la crescita, la vita. E che la mia vita non sia mai uguale a se stessa. Per questo spero che queste mie emersioni in forma di bit un giorno prima o poi si dissolvano…
    Ragazzi, mi sembra d’esser diventata Castaneda…


  6. Cara Agretta e caro Pinovit, tutto scorre e nulla resta! Non ho velleità alcuna di immortalità, nè analogica nè digitale, mi accontento di un foscoliano sopravvivere nell’eredità d’affetti, nella memoria di un paio di generazioni di nipoti e pronipoti e nulla più.


  7. Dal memento mori al panta rei, fino al vodoo di Castaneda passando per il cupio dissolvi di Susy… ce n’è per tutti i gusti! E se il sommo Petrarca (Mauro…) ci legge, di certo trarrà nuove ispirazioni.



Lascia un Commento